Aikido
AI KI DO: la Via dell'Armonia dello spirito
L'ARTE MARZIALE
L'aikido è un metodo per raggiungere l'armonia con l'energia dell'Universo.
Questa ammirevole arte è per l'uomo un mezzo per conoscere la sua vera natura divina.
L'aikido è diventato anche un metodo di combattimento a mani nude contro un avversario armato.
Il fondatore,Morihei Ueshiba, volle che le sue tecniche fossero ispirate da un sentimento di armonia
verso tutto il creato. Lui stesso definì la sua arte come "La Via dell'amore universale".
Quello che a lui sembrava riprovevole era tutto ciò che fosse contrario al concetto di Ai:l'odio,
la volontà di nuocere, la cattiva conoscenza di sè e degli altri. Ueshiba nell'AiKiDo mise l'accento
sull'importanza di realizzare l'armonia tra il soffio vitale (Ki) e il corpo con la natura, ma
ugualmente su quella esistente tra lo spirito e la morale simbolizzanti nel Do: la Via indispensabile
da seguire per raggiungere lo stadio della perfezione. Secondo Ueshiba, infatti solo gli uomini che
avevano realizzato pienamente la percezione intuitiva dell'armonia esistente tra tutte le cose dell'universo,
e quindi pieni d'amore verso tutti gli esseri del creato, potevano accedere ad uno stato superiore che li
metteva al riparo dalla paura, dalla meschinità, dall'accidia, dall'orgoglio e li rendeva realmente liberi(...).
Egli riteneva che soltanto uno spirito sgombro dalle preoccupazioni materiali che ha acquisito un perfetto
equilibrio era capace di anticipare i movimenti di un eventuale avversario, e di arrivare adi uno stadio di permanente
intuizione e viglianza (Sen-no-sen). Tutte le tecniche dell'AiKiDo sono quindi destinate ad insegnare, a chi le pratica,
a liberarsi dalla rigidità psichica e muscolare, ad aiutarlo a respirare correttamente e in sintonia con i suoi movimenti,
in maniera tale che possa sentirsi vivo e in armonia con tutto ciò che lo circonda.Egli allora potrà, senza utilizzare
la propria forza, anticipare i movimenti di attacco di un avversario, parandoli o schivandoli, e proiettarlo con una
grande rapidità secondo una traiettoria circolare il cui centro è situato nel proprio hara.
L'AiKiDo è dunque "essenzialmente la predisposizione di uno stato a partire dal quale la relazione tra la propria
personalità e l'universo che ci circonda permette al movimento di esprimersi, non come forma di aggressione, ma
piuttosto come uno stato di unione e d'armonia col partner"(cfr.M.Random).
Ne consegue, quindi che i movimenti devono essere eseguiti in scioltezza e inscriversi in una continuità circolare, senza
alcuna frammentazione nè soluzione di continuità. In opposizione alla spinta dell'avversario, la parata si eseguirà
con movimento avvolgente, mentre contro una trazione si dovrà entrare risolutamente con un contrattacco(...).
IL FONDATORE

Nel 1925 il capitano della squadra di judo della università Waseda di Tokyo, di nome Nishimura, recatosi ad Ayabe per visitare il centro
Omoto-kyo di cui era un simpatizzante, venne invitato da Deguchi a fare la conoscenza di un insegnante locale che si vantava
di essere il miglior budoka del Giappone.
Nishimura vedendo Ueshiba pensó di avere già partita vinta, essendo un ragazzo grande e e grosso ed agonisticamente fortissimo, ed avendo di fronte un piccolo uomo maturo dall'aria grassoccia. Naturalmente venne ripetutamente proiettato a terra senza aver nemmeno potuto capire cosa gli era successo, ma quello che lo colpí maggiormente fu il sorriso cordiale con cui il fondatore attendeva i suoi attacchi. Esclamó alla fine: "Un'arte marziale che ti butta a terra con un sorriso! Magnifico!!!"
Nishimura non mancó, una volta tornato a Tokyo, di far conoscere la sua esperienza. Cominció cosí a spargersi la voce che c'era ad Ayabe uno strano maestro capace di fare magie. Nell'autunno del 1925 l'ammiraglio Isamu Takeshita, grande promotore dello sviluppo delle arti marziali invitó Ueshiba a Tokyo per tenere una dimostrazione della nuova arte di fronte ad un pubblico ristretto e qualificato, presso l'abitazione dell'ex primo ministro Gombei Yamamoto.
L'impressione fu enorme, e Ueshiba venne invitato a trattenersi a Tokyo per tenere un seminario di tre settimane al palazzo imperiale di Aoyama, riservato ad alti gradi ed insegnanti di judo e kendo. Ripetutamente invitato a tornare, con la prospettiva dinanzi di fondare una nuova arte che avrebbe lasciato il segno, tuttavia Ueshiba si trovó di fronte ad un problema che gli impose una scelta.
I circoli ufficiali che pur lo avevano accolto molto favorevolmente e che si offrivano di divenire il canale di diffusione della sua arte, non potevano peró approvare il coinvolgimento con un gruppo in contrasto con la linea governativa. Ueshiba fu consigliato dallo stesso Deguchi di prendere le distanze dalla Omoto-kyo e di dedicarsi ufficialmente alle arti marziali. Queste furono le sue parole "Lo scopo della vostra vita è di rivelare al mondo il vero significato del budo".
Nella primavera del 1925 un ufficiale di marina venuto a fare la sua conoscenza ebbe un diverbio con lui per futili motivi: il carattere di alcune famiglie di rose. Decisero di battersi, e l'ufficiale impugnó il suo bokken.
Di nuovo Ueshiba provó la stessa esperienza che aveva avuto in Mongolia: era cosciente dei movimenti e delle intenzioni stesse del suo avversario prima ancora che si materializzassero. Fu estremamente facile per lui schivare ogni attacco senza reagire, fino al momento che l'ufficiale cadde a sedere stremato, senza essere nemmeno riuscito a toccarlo una volta.
Al termine dello scontro Ueshiba si recó in giardino vicino per rinfrescarsi e scaricare la tensione. Asciugandosi il sudore dal viso, fu preso da una sensazione mai provata fino ad allora, incapace di camminare e di sedersi, in preda ormai all'estasi. Cosí descrisse la sua esperienza:
Ebbi la sensazione che l'universo improvvisamente tremasse e che uno spirito d'oro, venendo su dalla terra avvolgesse il mio corpo e lo trasformasse in un corpo d'oro. Nello stesso tempo la mia mente ed il mio corpo divennero luminosi. Ero in grado di comprendere il cinguettío degli uccelli ed ero chiaramente cosciente della mente di Dio, il creatore di questo universo. In quel momento io fui illuminato: la fonte del Budo è l'amore di Dio; lo sppirito dell'amorevole protezione di tutti gli esseri. Infinite lagrime di gioia scesero giú dalle mie guance.
Da allora mi sono sforzato di comprendere che tutta la terra è la mia casa ed il sole, la luna, le stelle, sono tutte mie proprie cose. Io mi liberai da ogni desiderio non solo per la poosizione, fama e prosperità, ma anche di essere forte. Compresi che il Budo non è far cadere l'avversario con la forza; neppure è strumento per portare il mondo verso la distruzione con le armi. Il budo genuino è l'accettare lo spirito dell'universo, prendere la pace del mondo, parlare correttamente, proteggere e coltivare tutti gli esseri della natura. Io capii che l'esercizio del Budo è accettare l'amore di Dio che viene posto nel giusto senso, pprotegge e coltiva tutte le cose della natura, utilizzarlo ed assimilarlo nella nostra stessa mente e nel nostro stesso corpo.
Nel 1927 Ueshiba lasció definitivamente Ayabe, con la benedizione di Deguchi, e si trasferí a Tokyo, dedicandosi nei primi anni a continue visite e ad insegnamenti itineranti in numerosi dojo, appoggiandosi soprattutto ad una sala concessagli dal nobile Shimazu. Nel 1930 inizarono i lavori di preparazione di un dojo stabile in Wakamatsu, che venne inaugurato nel 1931 col nome di Kobukan.
Lo sviluppo dell'aiki-budo furono impressionanti, e vennero arrestati solo dallo scoppio della guerra, poco dopo il riconoscimento al Kobukan dello statuto di fondazione, alle dipendenze del Ministero della Salute Pubblica. Dopo l'unificazione di tutte le arti marziali all'interno del Butokukai, sotto stretto controllo governativo, Ueshiba decise di abbandonare ogni carica ufficiale e di ritirarsi nella lontana prefettura di Ibaraki, presso la città di Iwama, per riprendere un contatto piú ravvicinato con le energie della natura, lontano dalla caotica vita cittadina e dai condizionamenti della guerra. Si era nel frattempo iniziato ad usare il nuovo termine: aikido.
Al temine della guerra le arti marziali vennero ufficialmente interdette, e solamente nel 1948 venne concessa la ricostruzione della fondazione, che prese allora il nome di Aikikai e ristabilií la sua sede in Tokyo.
Negli anni che seguirono il Fondatore proseguí instancabilmente la sua opera di ricerca interiore e di diffusione dell'arte, dividendo il suo tempo tra il dojo di Tokyo, definito come Hombu Dojo, il Tempio dell'Aiki di Iwama e continui viaggi in GIappone ovunque fosse richiesta la sua presenza.
Rimangono di questa epoca molte testimonianze, sotto forma di film girati in diverse occasioni, che ci mostrano il Fondatore in una fase molto diversa da quella che possiamo ricostruire dalle testimonianze d'anteguerra. Ovviamente molto meno fisica, molto piú spirituale; ma non oseremmo dire che sia per questioni puramente anagrafiche.
La vita del Fondatore si spense in Tokyo, il 16 aprile del 1969.
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IL BUSHIDO: "LA VIA DEL GUERRIERO"
Codice d'onore e di comportamento sociale, elaborato intorno al 17 secolo. Questo codice esigeva dal samurai una vita integerrima,
il disprezzo della morte, la lealtà verso il proprio signore, il coraggio, la rettitudine, la sincerità e l'autocontrollo, oltre che
naturalmente una grande abilità in tutte le arti marziali. Era dunque un modo di comportarsi verso i propri simili, che imponeva
una fedelta assoluta a un certo tipo di vita, che richiedeva l'annullamento della propria personalità, se ciò fosse stato necessario;
il rispetto di sè e degli altri r il perfetto autocontrollo delle proprie posizioni e pulsioni erano indispensabili per acquisire
uno spirito forte e in armonia con tutto l'universo.
BUSHIDO(VIA DEL SAMURAI)
Non ho genitori: il cielo e la terra sono i miei genitori;
Non ho potere divino: la lealtà è il mio potere;
Non ho mezzi: l'obbedienza è i miei mezzi;
Non ho potere magico: l'interna forza è la mia magia;
Non ho vita né morte: l'eterno è la mia vita e la mia morte;
Non ho corpo: la forza è il mio corpo;
Non ho occhi; la luce del lampo è i miei occhi;
Non ho orecchie: la sensibilità è le mie orecchie;
Non ho membra: la prontezza è le mie membra;
Non ho progetti: l'occasione è i miei progetti;
Non ho miracoli: l'essere è i miei miracoli;
Non ho principi: l'adattabilità a tutte le cose è i miei principi;
Non ho nemici: l'imprudenza è i miei nemici;
Non ho corazza; buona volontà e rettitudine sono la mia corazza;
Non ho castello: la mente irremovibile è il mio castello;
Non ho spada: il sonno della mente è la mia spada;
DOKKO DO(IL CAMMINO CHE DOBBIAMO PERCORRERE)
Adeguarsi alle tradizioni morali e sociali.
Non condurre una vita di desideri personali.
Conservare l'equilibrio di ogni cosa nella vita.
Pensare poco a se stessi e molto agli altri.
Non avere nella vita grandi desideri.
Non rimpiangere nulla di noi stessi.
Non invidiare il successo degli altri.
Non provare pena nelle separazioni.
Non nutrire risentimento verso gli altri.
Non amare troppo profondamente.
Non odiare.
Non costruirsi una casa troppo bella o troppo grande.
Non mangiare troppo o comunque alimenti troppo ricchi.
Non possedere molti abiti sontuosi o gioielli.
Non essere superstizioso.
Non spendere denaro per altra cosa che la spada.
Non temere la morte per il servizio del maestro o per l'aiuto del prossimo.
Non possedere troppo denaro.
Rispettare il Budda e gli dei, ma non pregarli, non sperare e non contare su di essi.
Tenere all'onore senza temere la morte.
Non dimenticare mai la VIA DEL SAMURAI.
I testi sono presi da AIKIDO: GLI INSEGNAMENTI DEL FONDATORE DELL'AIKIDO di Morihei Ueshiba edizioni Mediterranee.
e dal sito dell'aikikai d'italia.
FINE
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